Avezzano – Il Cammino dei Briganti è una storia lunga 100 Km. E’ un percorso da fare a piedi, che attraversa l’Appenino centrale, in particolare al confine tra due Regioni il Lazio e l’Abruzzo che un tempo rappresentava la linea di demarcazione tra lo Stato Pontificio e il Regno delle Due Sicilie.
E’ un viaggio naturalistico, un cammino lento che si svolge in sette giorni (sette tappe di 15 km in media ognuna), a quote non troppo alte (massimo 1200 metri con esclusione della tappa facoltativa Anello di Cartore – Lago della Duchessa dove si arriva a quota 1788 mt.), che ripercorre le tracce dei briganti tra antichi paesi e natura incontaminata.
Il Cammino prende il nome della via tra la Val de Varri, la Valle del Salto e le pendici del Monte Velino, zone che hanno visto in passato la presenza dei briganti che si spostavano per sfuggire alle forze sabaude che arrivavano dal Nord.
Ma chi erano i briganti?
I briganti erano dei paesani, degli uomini di montagna, che conoscevano bene il territorio, i luoghi, i boschi e la natura.
Erano il popolo del meridione, fedeli al vecchio regime dei Borboni, che si sono trovati costretti a dover modificare le loro condizioni di vita a causa del nuovo sistema politico, diventando così dei malviventi che governavano la zona tra la Marsica (Abruzzo) e il Cicolano (Lazio).
In realtà, però, non erano dei veri e propri fuorilegge ma “semplicemente” degli spiriti liberi, dei ribelli, che non volevano sottostare agli oppressori di quell’epoca, alla legge che non riconosceva le loro azioni e che tolse anche alcuni diritti come ad esempio gli usi civici (istituto che permetteva di lavorare le terre demaniali e quindi di sopravvivere), preferendo così vivere in piena clandestinità proprio nel territorio situato al confine tra i due Stati.
L’attività di brigantaggio assunse presto i connotati di vera e propria rivolta popolare, il punto di incontro di chi voleva condurre una battaglia per il Sud, ma rispetto all’unificazione dell’Italia, proclamata nel 1861, ha rappresentato una storia di “margine”, una storia fatta anche di banditismo (rapimenti, riscatti, violenza e soprusi, subìti o perpetrati) un fenomeno all’epoca molto comune.
Una storia di oltre un secolo e mezzo fa che oggi viene riproposta, come ogni anno, in questo cammino storico-naturalistico per ripercorrere l’esperienza dei viaggiatori antichi e del brigantaggio nell’Italia Meridionale.
Una vera e propria immersione nella natura e nella fauna tipica di questi luoghi (una delle zone più ricche in Italia), in piena sicurezza, con un percorso segnato grazie al lavoro dei suoi ideatori e dei volontari e con posti tappa attrezzati, per imparare a conoscere e a rispettare la montagna e nello stesso tempo a viverla senza correre rischi o creare problemi all’ambiente.
Chi si avventura nel Cammino dei Briganti riscopre i piccoli borghi laziali ed abruzzesi, immersi nel verde della montagna, luoghi ricchi di storia, tradizioni e cultura, dove il tempo sembra essersi fermato.
Il percorso è ad anello, si parte da Sante Marie e lì si ritorna, un piccolo paese in provincia dell’Aquila in cui le vicende legate al Brigantaggio hanno lasciato il segno e che per questo il Comune ha istituito all’interno di Palazzo Colelli il Museo del Brigantaggio che raccoglie cimeli, documenti, armi, foto e lettere dell’epoca.
L’iniziativa è organizzata dall’Associazione Nazionale “La Compagnia dei Cammini” ed avrà luogo da domenica 15 a sabato 21 luglio
Chiunque voglia maggiori informazioni può visitare le pagine internet www.camminodeibriganti.it e www.cammini.eu.