Quest’anno si celebrano i 105 anni dalla nascita a San Benedetto dei Marsi di Sabina Santilli, fondatrice nel 1964 dell’ente “La lega del filo d’oro” nell’intento di “Vivere una vita piena e realizzarsi come persona utile per sé e la società, oltre il buio e il silenzio”. Sabina che a soli sette anni rimase sorda e cieca fu una donna straordinaria che non solo riuscì a rendersi indipendente in ogni attività quotidiana ma si prodigò per essere di aiuto verso i disabili come lei creando una rete per la rieducazione e il superamento dei problemi psicosensoriali.
Questa fiaba allude al filo prezioso e indissolubile del ricordo di coloro che abbiamo amato, nella convinzione che “Nessuna condizione è così grave da non poter migliorare con una educazione adeguata”.
Storia di un filo di lana.
C’era una volta una bambina, il cui nome Grazia corrispondeva perfettamente alla nobiltà del suo animo. La fanciulla, non avendo più né babbo né mamma, fu accolta dalla nonna materna in una casa fuori paese.
La nonna Adele per vivere vendeva i suoi lavori a maglia che realizzava con arte antica intrecciando tra i ferri fili di lana colorati. Anche se non era ricca l’anziana donna riusciva sempre a regalare cappelli e guanti ai poveri affinché potessero ripararsi dal freddo. I gomitoli, conservati dentro ad un cesto di vimini, erano così colorati che nel grigiore invernale ricordavano alla bimba, seduta accanto al focolare, i prati fioriti e i campi di grano. Mentre che la nonna sferruzzava raccontava alla sua piccola storie incantate di fate e maghi, di draghi e re.
La piccola Grazia rimaneva muta per lo stupore mentre i suoi occhi riflettevano la sua gratitudine e il suo affetto per la nonna, che tutto faceva per rallegrarla.” I fili di lana” gli diceva la nonna “diventano d’oro nella notte di Natale, quando le fate regalano doni ai bambini”. Aggiungeva poi” quando io non ci sarò più conservali essi ti indicheranno la via da percorrere”.
E così un brutto giorno, alla vigilia della Natività, la nonna non si destò e Grazia, rimasta sola, dopo aver pianto fino allo sfinimento, si addormentò su una sedia. Al mattino guardando il cesto da lavoro vide che i gomitoli erano diventati d’oro. Si stupì ancora di più quando scorse delle fanciulle confezionare, utilizzando i ferri della nonna, abiti scintillanti e preziosi.” Potrai venderli al mercato” gli suggerirono “certamente potrai vivere nel lusso e nell’abbondanza”.
Ma Grazia, che aveva vissuto in modo semplice seguendo la generosità della nonna regalò gli abiti ad un vecchio mendicante che passando bussò alla sua porta per chiedere ospitalità e un po’ di cibo. L’uomo in realtà era un principe che, conquistato dalla bontà della fanciulla le chiese la mano. Quando lei accettò la sua proposta di nozze, intorno alla casa modesta della nonna, si levò un’alta e profumata siepe di rose vermiglie, il principe colse quelle che brillavano di rugiada come stelle e, dopo averle legate con un filo d’oro, ne fece dono alla giovane in pegno di eterno amore.
Quel tenero gesto, che ricordò a Grazia le parole della nonna, riempì il suo cuore di pace e felicità.