Quando nell’estate del 1995 un turista passando per La Pro Loco di OPI, di cui ero Presidente e che è il mio paese, chiese il perché si continua a parlare, di Abruzzi e non di Abruzzo; noi, che pure ci eravamo posti, più di una volta la stessa domanda, non sapemmo rispondere.
Oggi non sappiamo se riusciamo a dare esauriente risposta alla domanda, del turista ma, ci vogliamo provare e chissà se quel turista, di cui non ricordiamo nemmeno il nome, possa trarre vantaggio; ad ogni buon conto, potrebbe servire ad altri e magari a noi stessi che nel frattempo abbiamo cercato di appurarne di più.
Nel 1641 l’Abruzzo Ulteriore (a nord del fiume Pescara) aveva il suo Governatorato ad Aquila (oggi L’Aquila), 43 anni più tardi anche Teramo divenne sede di Governatorato e nel 1807 si ufficializzò la divisione dell’Abruzzo nel seguente modo: “Abruzzo Citeriore” (a sud del fiume Pescara), con capoluogo Chieti”, Abruzzo Ulteriore I^” con capoluogo L’Aquila, “Abruzzo Ulteriore II^” con capoluogo Teramo, ma, la divisione fu fatta già nel 1272 .
Questa divisione rimarrà fissata fino all’11 gennaio 1927, quando venne istituita la provincia di Pescara, con territori presi da tutte e tre le province allora esistenti.
La divisione dell’Abruzzo in tre parti giustifica taluni geografi e storici a parlare di “Abruzzi”, tanto che la formula plurale è stessa conservata anche nell’art.131 della Costituzione Italiana.
Oggi si tende a singolarizzare in Abruzzo, ma sono diversi i paesi che portano e il nome originario, alcuni esempi: San Valentino in Abruzzo Citeriore, Roseto degli Abruzzi, Tione degli Abruzzi ed anche L’Aquila, un tempo, veniva chiamata” L’Aquila degli Abruzzi”.
Con quanto detto abbiamo chiarito solo che gli Abruzzi erano tre e non uno solo, ma non abbiamo spiegato il perché di tale divisione; né abbiamo detto del Molise.
Difatti, fino al 1963, la Regione era Abruzzo e Molise.
L’Abruzzo, poi è la Regione più tristemente nota per i sui accaniti campanilismi.
E’ vero la stessa cosa potrebbe dirsi del Trentino Alto Adige, del Friuli Venezia Giulia, dell’Emilia Romagna, ma L’Abruzzo, di tutte queste Regioni è quella che ha nette differenze fra zona e zona.
Chi non ricorda i tre giorni di battaglia che visse L’Aquila nell’anno 1972, quando si tentò di spostare il Capoluogo di Regione a Pescara! Avvenne la stessa cosa, anche se in proporzioni ridotte, per quel che accadde in Calabria tra Regio Calabria e Catanzaro, lotte che suscitarono grande clamore ma, che in Abruzzo trovarono una soluzione capace di soddisfare sia L’Aquila che Pescara.
Si trovò, come detto innanzi, la soluzione d’uscita con la collocazione degli Uffici Regionali parte a L’Aquila e parte a Pescara, con la sede del Consiglio Regionale a L’Aquila (Palazzo dell’Emiciclo), mentre la Giunta Regionale a Pescara o a L’Aquila in rapporto agli Assessorati assegnati loro.
Nel Molise, successivamente, è stata istituita nell’anno 1970 la Provincia di Isernia. Questo contrasto e queste lotte altro non sono state se non il capitolo contemporaneo di una vicenda millenaria della Regione Abruzzo.
Al tempo dei Romani il perno della vita Abruzzese era nel circondario di Sulmona, verso il mare.
Nell’alto Medioevo esso si spostò, almeno così parve, verso la montagna, ma con Federico II si tornò verso la contea di Teate.
Alla morte di Federico II la città di Aquila (L’Aquila), grazie alla sua florida crescita determinò l’accentramento della vita Regionale, mentre con Carlo V il commercio si spostò definitivamente verso il mare, cosa che l’Aquila contese ma con pochi risultati.
Oggi, il centro commerciale si è spostato tutto verso Pescara.
Alla base di tutti questi spostamenti c’erano sostanzialmente due fattori importanti: la montagna da una parte ed il mare dall’altra, e come se non bastasse al contrasto tra ovest ed est , ci si mise pure il fiume Pescara, che accuì il contrasto fra Nord e Sud fra Abruzzo Citeriore e Abruzzo Ulteriore; vivace fu la posizione tra le due cittadine che si specchiavano entrambe nelle acque del fiume Pescara in prossimità dell’Adriatico: Castellana Adriatico e Pescara, contrasto che ebbe fine con la fusione dei due centri e la creazione , come detto innanzi della Provincia di Pescara, il che però avvenne solo dopo sanguinosi tumulti originati dal fatti che la nuova città unificata non doveva chiamarsi Pescara (in omaggio a D’annunzio) ma Aterno.
Bisogna altresì evidenziare il fatto che Penne non ha mai perdonato a Teramo di essere stata scavalcata nella dignità di capoluogo di provincia e che Lanciano ha sempre aspirato a divenire provincia, sogno che oggi (o meglio ieri, oggi non più) cullavano Avezzano e Sulmona.
In età pre-romana e romana, in Abruzzo era presente un gran numero di tribù, di etnie, dotate di un proprio idioma, ma derivanti tutte da un unico ceppo.
L’Aquilano ancora oggi è di impronta Sabina, lo stesso dialetto è un misto fra l’Abruzzese e il Reatino, come pure da Alfedena all’Alto Molise fino alla Campania il Sannitico si è conservato allo stato primitivo.
Poi ecco i Marsi nella zona del Fucino e i Peligni nella conca di Sulmona, i Pretesi nel Teramano, i Vestini nella zona di Penne e Pescara, i Marrucini nella zona di Chieti, i Frentani nella Valle del Sangro.
Di questi popoli o meglio di queste Tribù ci sono rimasti veri reperti archeologici che arricchiscono il Museo di Chieti e che testimoniano una varietà culturale che conferma la pluralità di etnie.
Ecco spiegate le origine campanilistiche del nostro Abruzzo.
E’ comprensivo che ancora oggi, che scriviamo, che i Marsi e i Peligni ancora oggi non vogliono stare con L’Aquila, che i Vestini di Penne, i Pretesi di Teramo e i Marrucini di Chieti sono stati sempre in contrasto e i Frentani di Lanciano aspirano a separarsi da Chieti.
La presenza di tanti diversi popoli determinò anche nel passato il sorgere di ostilità che ancora oggi si affaccia sulla vita politica Abruzzese.
Giacomo Devoto formulando una sua teoria ebbe a dire:” che le Tribù Sabelliche, se non si fossero fossilizzate con le reciproche inimicizie” sono parole del Devoto avrebbero potuto determinare una diversa situazione nella penisola e una città come Roma accentratrice, avrebbe avuto tutt’altra fortuna”.
Continua ancora il Devoto: “se invece di punzecchiarsi incessantemente fra loro, esse avessero inteso l’origine come il futuro dell’Italia, si sarebbe configurato in forma di federazione di popoli con prevalenza del ceppo Sabellico e Sannitico”.
Infatti i Sanniti seppero dare filo da torcere a Roma, Roma invece, approfittando delle antipatie tra l’una e l’altra, seppe assoggettarle e nel IV sec. a.C. raggiunse l’Adriatico.
Stanche di essere escluse dal diritto di cittadinanza, le tribù sabelliche si ribellarono a Roma scatenando la guerra sociale e riunificandosi per la prima volta per combattere contro Roma, fino a quando però pure la lega Italica si sciolse e l’Urbe ridivenne la Patria delle stirpi appenniniche adriatiche.
Tali stirpi poi si fecero strada sul piano della cultura, basti ricordare Sallustio, che creò una prosa diversa da quella di Cicerone, il Marrucino Esinio Pollione, Il Peligno Ovidio, che è stato chiamato il D’Annunzio dell’antichità, per passare a Modesto Della Porta o a Luigi Illuminati e tanti altri ancora, ne abbiamo citati solo alcuni, questi furono gli interpreti dell’Abruzzo contro Roma.
A conclusione, citiamo una frase che era molto in voga ai tempi dei Romani:” Nessun trionfo sui Marsi e nessun trionfo senza Marsi”.
Questo è quando avveniva negli anni della guerra conosciuta come:” BELLUM MARSORUM”.
QUESTI I TRE ABRUZZI, AD OGGI ABRUZZO.