Tra le scoperte più sorprendenti della fisica moderna vi è quella di considerare in modo non uniforme la durata del tempo che scorre a seconda di dove siamo e di come ci muoviamo. Tuttavia da sempre i letterati sono consapevoli che “Il tempo siamo noi” come memoria emotiva del “breve cerchio della vita”. I poeti, in particolar modo, avvicinandosi alla concezione latina della filosofia come “ars vitae”, nell’esaltazione dell’amore attraverso tutte le risorse del “parlato” e “del dettato alto”, celebrano la forza eternatrice ed eterna dei versi.
L’amore, come ricorda l’opera di Leopardi, dona immortalità proprio tramite l’intrico di contraddizioni di cui è fatta, nell’unione di corpo ed anima, la nostra umanità che costituisce l’orizzonte di ascolto della poesia.
E’ IL TEMPO UN VECCHIO PARAFUOCO
E’ il tempo un vecchio parafuoco
Che fa tacere la fiamma danzante
Del camino acceso con braci di memorie;
Che ingialla il giglio candido di fioritura
E l’abito vezzoso di chiare trine della sposa
Poco prima intatti d’immacolato splendore;
Che scolora impietoso le tinte brillanti
Dei tuoi sogni saccheggiando i desideri
Col passo celere delle nubi sulla luna.
Mutando signorie in sconfitte l’attimo
Che fugge sul quadrante assedia il battito
Come l’onda la ghiaia sulla spiaggia.
Siamo fatti di terra ed acqua e nell’empia distanza
La nostra vita langue malinconia mortale
Nelle inesorabili assenze di voli serrati.
Tu, oh caro, cerchi tenace al di là del reticolato
Di ferro battuto l’arancio fulgido della fiamma.
Dimmi, cosa ricordi dei baci poggiati su coppe dorate
Di passione sulle nostre labbra aperte come boccioli
Di rose rubate alla novella primavera?
Dimmi, rammenti dei giorni spensierati
I voli superbi come sguardi di ragazzi
Contro il bagliore del sole:
vivrà nelle parole lucenti per sempre il nostro giovane amore.
Non senti crescere in versi eterni la notte e il giorno
Il mare e il monte, il vizio e la virtù sull’ago della meridiana?
Ecco, l’amore nostro, ancora, ancora,
Al di là del parafuoco ha la freschezza dell’acqua sorseggiata
Sulla conca delle mani fresche come ciotola di pietra.
E tu, che pur sei di me la miglior parte, temendo
il tempo che inganna ogni pensiero soave dubbioso so che dirai:
“Non temi le ore!”
Allora sussurrerò al tuo cuore:
“Le ore! Non importa restiamo ad attenderle.
Abbracciati come rami d’abete presi tra due fuochi
Nessuna notte sarà senza fine”