Abruzzo forte e gentile. Lo abbiamo sentito e letto spesso nelle situazioni di grande difficoltà, quando il destino è sembrato accanirsi senza troppi riguardi contro chi, per cuore o per istinto, ha dovuto imparare ad andare avanti comunque. È successo nel 2009, ai tempi del devastante terremoto dell’Aquila, e sta succedendo adesso, ai tempi del Coronavirus. Abruzzesi “forti e gentili”, una definizione che serve a designare il coraggio e la tempra di un popolo che, nonostante le avversità, nonostante sia spesso considerato un po’ rude e burbero, non dimentica mai le regole essenziali della gentilezza, della solidarietà e dell’accoglienza.
Abruzzesi “forti e gentili”, dunque. Un motto che sembra giungere a noi da tempi lontanissimi. In realtà si tratta di una descrizione relativamente recente. A definirci, per la prima volta, “forti e gentili”, infatti, è stato un giornalista ferrarese che risponde al nome di Primo Levi. Attenzione: non stiamo parlando del Primo Levi sopravvissuto ad Aushwitz che conosciamo bene, ossia l’autore di “Se questo è un uomo” o “La tregua” o “I sommersi e i salvati”, giusto per citare alcune delle sue opere più celebri. Stiamo parlando di un altro Primo Levi, un giornalista e scrittore, anch’egli di origine ebraica, nato a Ferrara nel 1853 e morto a Roma nel 1917. Il Primo Levi di cui parliamo, per decisione di Francesco Crispi, divenne direttore del quotidiano “La Riforma”.

Nell’anno 1883, Levi pubblicò, sotto lo pseudonimo di Primo, un curioso libretto che si intitola, guarda caso, “Abruzzo forte e gentile: impressioni d’occhio e di cuore“. Ed è qui che nasce la definizione che conosciamo, quindi, da appunti di viaggio: “una parola che vale a comprendere definendole, tutte le bellezze, tutte le nobiltà, è la parola Gentilezza. E però, dopo aver visto e conosciuto l’Abruzzo, dico io: Abruzzo Forte e Gentile“. La copertina del libro di Primo Levi, dedicato al suo viaggio in Abruzzo, fu realizzata da un altro abruzzese doc, il grande artista Francesco Paolo Michetti.

Abruzzesi forti e gentili ieri come oggi, senza retorica e senza artificio. Un’esperienza lunga molti secoli (e noi marsicani ne sappiamo qualcosa!) ci ha insegnato a tenere duro, a non farci abbattere e a sentirci uniti anche nei momenti peggiori. Non è facile e non sarà breve, ma l’animo dei “forti e gentili” saprà superare anche la temibile prova a cui ci sta sottoponendo il Coronavirus: andrà tutto bene!