Avvocato Braghini: “L’assistente sociale marsicana subisce una seconda discriminazione a motivo della maternità”

Avezzano – Non si placa la vertenza della giovane assistente sociale discriminata dalla ASL 1 perché incinta, condizione considerata ostativa alla proroga del suo contratto in scadenza, rispetto ad altri colleghi, dalla ASL 1 della provincia dell’Aquila. La vicenda è approdata sotto la lente di ingrandimento dell’Osservatorio sulle Discriminazioni, che ha contattato l’avvocato Salvatore Braghini, legale della lavoratrice marsicana, per una intervista condotta dalla direttrice, avv. Jennifer Michelotti, pubblicata sul canale youtube dell’Osservatorio.

Nel ricostruire la vicenda, l’avvocato ha dichiarato che la vicenda ancora non si è conclusa. Infatti, oltre a non aver dato esecuzione al provvedimento del Giudice del lavoro di Avezzano, Antonio Stanislao Fiduccia, la ASL 1 non intende conferire l’ulteriore proroga cui l’assistente sociale avrebbe diritto per la vacanza del Consultorio di Pescina.

“Da una parte, la sede consultoriale di Civitella è ancora scoperta, e dall’altra – spiega il legale nell’intervista – la sede di Pescina, ambita da più assistenti sociali, non vuole essere assegnata all’assistente marsicana nonostante quest’ultima, residente ad Ortucchio, avrebbe la precedenza sia a motivo della posizione in graduatoria gestita dalla ASL 1 in cui è (settima) sia perché madre di due bambine al di sotto dei 3 anni, di cui l’ultima arrivata in allattamento. Qualunque procedura di reclutamento – non può prescindere dall’applicare criteri oggettivi e trasparenti e riconoscere la precedenza a chi deve accudire i figli in tenerissima età. Invero, la ASL 1 dimostra di non possedere una cultura giuridica adeguata, capace di valorizzare le donne lavoratrici che si trovano in una situazione protetta. Dunque, dopo la prima discriminazione per la gravidanza, se ne sta profilando un’altra, a motivo della maternità, parimenti suscettiva di determinare un trattamento meno favorevole rispetto a colleghe che non si trovano nella medesima situazione. Per questo abbiamo diffidato nuovamente la ASL 1, ma dai vertici aziendali nessuna risposta. Torneremo in Tribunale a chiedere giustizia, se necessario”.

“La mia condizione lavorativa – ha dichiarato la lavoratrice – ancora non trova pace. Credevo che la sentenza del Tribunale di Avezzano inducesse i vertici aziendali a considerare in modo diverso la condizione di una lavoratrice in gravidanza e due volte madre, con due piccolissime bimbe da accudire. Ma niente. Sono andata a rappresentare le mie ragioni personalmente al Direttore dell’area legale, fresco di nomina, ma ancora una volta mi è stata sbattuta la porta in faccia. Non è giusto! Continuerò a lottare, lo devo alle mie due figlie, ringrazio l’avvocato Salvatore Braghini che mi supporta ancora con passione. Sono certa che affermeremo le nostre ragioni”.

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