Carrello della spesa, rincari esorbitanti: mai così male negli ultimi 40 anni

Un carrello mezzo vuoto a causa degli aumenti dei prezzi con tassi a doppia cifra e il taglio delle promozioni hanno accompagnato la spesa degli italiani. La spesa media settimanale per una famiglia di 4 persone, considerando solo gli alimenti, si attesta in media intorno agli 80 euro. I rincari della spesa costeranno alle famiglie italiane 650 euro in più per imbandire la tavola durante l’anno a causa dell’esplosivo aumento dei costi energetici, trainato dalle bollette del gas. E’ quanto stima la Coldiretti sulla base dei dati Istat sull’inflazione a settembre, che evidenziano un aumento del 11,5% per i beni alimentari. A causa della guerra in Ucraina, il podio del maggiore rincaro è per l’olio di semi che segna un +81% su base annua, che così raggiunge ed è in procinto di superare il prezzo del più pregiato olio d’oliva, che rincara “solamente” dell’11%. Il burro aumenta del 38%,1, il riso del 26,4%. Anche un altro condimento ritenuto “povero” come la margarina segna rincari consistenti con un +26,5%. Il grana vede un +12% come il caffè macinato per finire con le uova fresche aumentate del 12 per cento. Sale il prezzo anche per il latte uht (+24,5%), farina (+24,2%) e pasta (+21,6%) proprio nel momento in cui nelle campagne si registrano speculazioni sul prezzo del grano con forti e ingiustificati cali dei compensi riconosciuti agli agricoltori. L’ondata di aumenti preoccupa soprattutto perchè colpisce tutti beni di prima necessità, dall’energia ai generi alimentari, rendendo di fatto impossibile per le famiglie più svantaggiate far quadrare i conti e per quelle un po’ più abbienti sottrarsi a un’emorragia che rischia di bruciare i risparmi e paralizzare i consumi.

Sui bilanci delle famiglie, la cui capacità di spesa è ridotta a causa del caro energia, pesa inoltre il taglio delle promozioni che hanno fino ad ora aiutato a fare quadrare i conti. Le promozioni sono il frutto delle scelte delle insegne della Gdo e dell’industria di marca che concordano le offerte e la scontistica. Ora con la marginalità di entrambi sotto pressione a causa della congiuntura internazionale offrire sconti è quasi diventato un lusso. Da qui il deciso taglio della pressione promozionale.

I prezzi medi dell’ortofrutta venduta dalla Gdo sembrano essere come su un saliscendi. Fragole, ciliege, albicocche, mele vedono cali anche sostanziosi mentre peperoni, melanzane, meloni, pomodori registrano aumenti anche pesanti. Pane bauletto, taralli, crackers condividono rincari tra il 10 e il 20% e le carni bianche di polli e tacchini rincarano di oltre un terzo. Il consumo di pesce ha visto un rallentamento con orata e branzino freschi che ad agosto costavano circa un quinto in più dell’estate 2021 a fronte del raffreddarsi dei prezzi di vendita di triglia, trota e merluzzo fresco. Se poi ci si vuole consolare con uno snack è meglio pensare a mini porzioni visto che in questa categoria gli aumenti sono del 25% o meno. Il costo delle patatine fritte vede un +19%, quello dei pop corn del 10%, i croissant e gli altri dolci surgelati salgono del 25%, i gelati e gli snack salati del 23% e via di seguito. Non sfuggono ai decisi rincari prodotti chiave come il latte e i suoi derivati o quelli per gli animali da compagnia. Il cibo per cani ha un prezzo medio di 2,4 euro al chilo (+14%) mentre quello per gatti costa 4,1 euro (+20%). Anche i prodotti per la pulizia e i detergenti vedono in genere aumenti al di sotto del 15% salvo qualche eccezione. Per esempio il detersivo per le stoviglie a mano sfiora il +26% e il sapone per il bucato +18 per cento. Il caro energia ha fatto schizzare alle stelle i prezzi dei prodotti a base di carta: carta igienica e fazzoletti in dodici mesi sono rincarati rispettivamente del 22 e del 27% insieme ai tovaglioli (22%) e ai rotoloni di carta (+24%).

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