L’Aquila – Il titolo completo dello studio, da poco pubblicato dalla rivista “The Holocene“, è il seguente: “Biodiversità ed ecologia delle piante e degli artropodi sull’ultimo ghiacciaio conservato della catena montuosa dell’Appennino“. Si tratta di uno studio coordinato dall’Università di Milano e dall’Università dell’Aquila attraverso un team di ricerca guidato da Barbara Valle dell’Università di Milano e Michele Di Musciano dell’Università dell’Aquila.
Dall’abstract dello studio si ricavano importanti informazioni: “Nell’attuale fase di riscaldamento globale, le aree glaciali relitte sono uno degli ecosistemi più minacciati al mondo. Sono “punti freddi” di biodiversità e di grande interesse sia dal punto di vista ecologico che conservativo. Abbiamo studiato le comunità biologiche (piante e artropodi) ospitate da uno dei ghiacciai più meridionali d’Europa: il Ghiacciaio del Calderone, l’ultimo ghiacciaio conservato della catena montuosa dell’Appennino (Italia).
Abbiamo analizzato i detriti sopraglaciali e la morena vicina e abbiamo riscontrato una biodiversità piuttosto diversificata e peculiare, che comprende anche nuove specie. Alcuni artropodi, come il collembolo Desoria calderonis, sono particolarmente sensibili alla presenza di ghiaccio a livello microtopografico. Tra le piante, solo Arabis alpina caucasica è in grado di crescere sui detriti sopraglaciali, forse per fattori legati alla germinazione dei semi e alla sopravvivenza delle piantine in questo tipo di habitat.
Il ghiacciaio del Calderone, con la sua particolare collocazione biogeografica, sta probabilmente agendo come uno degli ultimi rifugi per specie criofile rare ed endemiche nella regione mediterranea durante il periodo caldo in corso“.