Luco dei Marsi – Il Parlamento italiano, con la legge del 20 dicembre 2017, ha dedicato la giornata del sei marzo ai Giusti dell’umanità per esaltare la dignità di tutti e di ognuno rifiutando ogni forma di pregiudizio razziale.
Solo tramite il coraggio di opporsi alle discriminazioni e alla violenza è possibile rompere il muro dell’omertà fornendo nel contempo preziose chiavi di lettura di un mondo divenuto “Villaggio globale”.
Disegni demagogici fondati su una radicale intolleranza sono ancor più preoccupanti proprio in un’epoca che si caratterizza per una spiccata tendenza alla multirazzialità ed alla interculturalità. Tale giornata, pertanto, rappresenta un’opportunità per far riflettere, soprattutto i giovani, sul valore della memoria storica nella costruzione di una comunità civile, pacifica e solidale.
Significativa per il suo contributo nella formazione delle coscienze è la figura del Venerabile Don Gaetano che dopo aver accolto nella sua casa degli ebrei destinati allo sterminio, nel novembre del 1943, quando i tedeschi decisero di fucilare per rappresaglia dodici uomini offrì se stesso in cambio delle vittime designate.
Anche se un attimo prima dell’esecuzione arrivò l’ordine di liberare i prigionieri, il gesto eroico del Santo di Villavallelonga è ricordato come atto compiuto da “Uomo Giusto” in un albero, a cui è stato dato il suo nome, nel viale di Tel-Aviv. Comportamento considerato rivoluzionario nel periodo delle leggi razziali ma che sul finire del secolo scorso fu ripreso da Giovanni Paolo II.
Infatti Papa Wojtyla, che nell’aprile del 1986, si recò in visita alla sinagoga di Roma, rivolgendosi al rabbino capo Elio Toaff, definì gli ebrei “Fratelli Maggiori”. Si tratta di uno dei più inequivocabili segnali che testimoniano il passaggio ad un’epoca nuova, caratterizzata da un comune modo di pensare ed interpretare la vita. Se è vero che gli ebrei hanno sempre rappresentato uno dei capri espiatori preferiti durante le età di transizione o di grandi mutamenti sociali è pur vero che oggi cresce la diffidenza nei confronti dello “straniero” “emigrante” con la conseguente creazione di fasce sempre più ampie di emarginati e perseguitati.
È necessario acquisire, e la celebrazione di questa giornata lo ribadisce, la consapevolezza di far parte di un’unica famiglia, quella “Umana”.
L’esperienza antropologica ci ha insegnato da tempo che, più delle differenze etniche, socio-economiche e religiose ciò che divide i popoli sono le barriere culturali e l’ignoranza. L’attualità della pandemia ci invita a conservare la “Memoria del bene universale”. L’emergenza sanitaria ha dimostrato che solo insieme possiamo salvarci. Come dice Papa Francesco siamo tutti sulla stessa barca. Il problema del Covid-19, con il quale conviviamo da mesi, deve essere interpretato come una possibilità affinché l’uomo contemporaneo riscopra il senso profondo dell’alterità: “Ci siamo ricordati che nessuno si salva da solo, ci si può salvare unicamente insieme”.
Recuperare saggezza, esaltando i “Giusti”, oggi più che mai significa sentirsi membri di un’unica famiglia attraverso le icone dell’accoglienza e dell’inclusione.