«È il nostro grazie, il nostro tributo ai molti minatori, operai specializzati, tecnici e amministrativi che per dare un futuro migliore ai propri figli, non hanno esitato a partire, facendo della lontananza un’amara compagna della loro vita.»
Capistrello – Nel suo ultimo romanzo, La luna e i falò, Cesare Pavese scrive: «Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti».
È Iniziato con questa citazione, contenuta in una brochure, sistemata in un’elegante cartellina distribuita alle numerose persone presenti al convegno, quello che è stato, a tutti gli effetti, una sorta di trekking nella memoria collettiva di un intero paese. “Dai Fossores ai minatori, cambiamenti socio economici e culturali di un paese dell’entroterra abruzzese”.
«Questa piccola dispensa, che riassume alcuni scatti, dove l’orgoglio e la fatica si contendono un primo piano davanti alla macchina fotografica, e le parole scritte, che diventano piccoli frammenti di vite estreme e di silenzi assordanti, sono il tentativo di condividere l’enorme patrimonio di conoscenza e di valori che hanno forgiato la nostra comunità.» Questo il pensiero degli Amici dell’Emissario.
La manifestazione ha avuto luogo il 7 agosto, proprio nella piazza dedicata ai Caduti sul Lavoro, sotto al monumento dove si staglia, fiera e possente, la figura di un minatore che imbraccia un piccone. Lì, c’è anche una lapide con i nomi di tanti capistrellani che hanno pagato col prezzo più alto la loro dedizione.
«È il nostro grazie, il nostro tributo ai molti minatori, operai specializzati, tecnici e amministrativi che per dare un futuro migliore ai propri figli, non hanno esitato a partire, facendo della lontananza un’amara compagna della loro vita, a volte, a prezzo della stessa vita.» Sono le parole che si leggono nel libretto.
L’iniziativa dell’associazione muove dal tentativo di condividere l’enorme patrimonio di conoscenza e di valori che hanno forgiato la comunità di Capistrello attraverso i racconti e le testimonianze dei protagonisti, analizzate anche sul piano scientifico, approfondendo le dinamiche socio-economiche che hanno coinvolto la comunità negli ultimi duecento anni, modificandone il profilo antropologico.
In questo senso, la giornata è stata un vero e proprio viaggio attraverso il tempo, con la lettura di alcuni brani estrapolati dagli scritti di epoca romana di Plinio il Vecchio, passando per le annotazioni dell’800 di Leon De Rotrou, uno dei tecnici di Torlonia, durante i lavori di prosciugamento, fino ai giorni nostri, con passaggi contenuti nel libro, Pane e Polvere, di Gianluca Salustri e La sedia vuota, di Ester Fasciani.
Le letture, declamate con taglio attoriale dalla voce di Francesco Frezzini, hanno introdotto i relatori che si sono avvicendati nel corso dell’evento. All’apertura, la Presidente dell’Associazione Giuseppina Di Domenico, ha enfatizzato l’esercizio della memoria, attraverso il racconto e la testimonianza, come valore fondante di una comunità.
«Saranno i racconti dei nostri minatori la strada privilegiata per mantenere viva la memoria. Raccontare e Raccontarsi, oltre che un dovere, dovrà essere il metodo per sollecitare una riflessione sulla storia passata nella quale ognuno possa riconoscersi.» Queste le parole della Di Domenico, in uno dei passaggi salienti del suo intervento.
Ma la Presidente è andata oltre, parlando del progetto di un museo inteso come luogo dinamico per raccontare le persone, gli oggetti, i luoghi, le emozioni, le storie di un mestiere antico che si è trasformato nel tempo.
«Quello del minatore è un mestiere in continua evoluzione tecnologica. Un mestiere dove ancora oggi, i nostri minatori sono ritenuti i migliori. Ci vuole un’area museale viva, dinamica, attuale, interattiva. sarebbe una sfida per tutti, per noi cittadini e per l’Istituzione locale.» Questo il progetto a cui stanno lavorando gli Amici dell’Emissario.
Quindi si è entrati nel vivo del convengo col dott. Paolo Farina, archeologo che vanta una tesi di laurea presso l’Università “La Sapienza” di Roma, dal titolo “L’area archeologica dei Cunicoli di Claudio: proposte museologiche per l’istituzione di un parco archeologico fruibile”. Farina che è anche socio fondatore, oltre che presidente dell’associazione Convivium di Avezzano, ha illustrato le tecniche di scavo sull’Emissario in epoca romana.
A seguire il dott. Angelo Fracassi, socio fondatore e vicepresidente dell’associazione Amici dell’Emissario. Appassionato bibliofilo, da sempre cercatore infaticabile di ogni elemento storico e antropologico utile a aggiungere qualcosa alla storia di Capistrello e della Marsica. Il suo contributo ha riguardato la presentazione, in esclusiva, di un vero e proprio tesoro ritrovato. La pianta dello spurgo dell’Emissario, una rappresentazione grafica del 1830, di Panfilo Petrucci, che la Biblioteca Casanatense ha consentito all’associazione di duplicare per favorirne la divulgazione.
Poi è stata la volta del professor Paolo Muzi, della Deputazione Abruzzese di Storia Patria, già docente di Archivistica presso l’Università degli Studi dell’Aquila, che ha offerto un’articolata analisi sugli aspetti della realtà socio-economica dell’entroterra abruzzese nell’Ottocento con particolare riferimento a Capistrello.
Gli interventi del Geometra Dino Ricci e della dottoressa Geltrude Scatena hanno inevitabilmente alzato il tasso di emotività in platea. Ricci, un vero e proprio decano dei tecnici capistrellani, una vita vissuta in giro per il mondo insieme ai suoi minatori, ha scalato tutti i ruoli nell’ambito dei lavori nel settore delle grandi opere fino a diventare top manager di importanti aziende di costruzioni.
Eppure, nel ricordare i suoi compagni di lavoro, non è riuscito a trattenere le lacrime rivolgendo lo sguardo verso quel monumento che porta incisi i nomi dei tanti morti sul lavoro. Un momento veramente toccante per tutti i presenti, ognuno dei quali avrà ripensato a un amico, un fratello, un papà, che dopo tanta fatica, hanno pagato con la vita il sogno di un futuro migliore per la propria famiglia.
Geltrude Scatena, oltre ad essere socia degli Amici dell’Emissario, è anche un’affermata professionista, una commercialista figlia di operai, che ha offerto al pubblico le sensazioni che provava da bambina, quando il papà entrava e usciva dalla sua vita intervallando le lunghe assenze di lavoro ai brevi periodi di riposo.
Ha parlato della malinconia che la prendeva alla vigilia di una partenza, e della gioia dell’attesa, in aeroporto, quando di lì a poco sarebbe atterrato l’aereo che riportava suo papà a casa. Sensazioni che a Capistrello sono un patrimonio condiviso da tutti, per cui è stato difficile trattenere le lacrime, quasi una catarsi collettiva.
Prima della pausa che ha preceduto la tavola rotonda, c’è stato un altro momento ad alta intensità emotiva, ed è stato quando il geometra Telemaco Salvati, un giovane Capo Cantiere di Capistrello, ha voluto omaggiare il geometra Ricci, classe 1938, porgendogli un casco da minatore, immerso in un mazzo di fiori.
È stato un segno di gratitudine per l’enorme bagaglio di esperienze e di valori umani lasciati alle nuove generazioni. Fra l’altro, Salvati, ha contribuito con i suoi operai, in collaborazione con i volontari dell’associazione Amici dell’Emissario, all’allestimento della tensostruttura fornita dall’Avis di Capistrello, dove si è svota la manifestazione.
Intervenuti per un saluto, il direttore del Consorzio di Bonifica Ovest, Abramo Bonaldi, e il vicesindaco di Capistrello, Angelo Stati che hanno espresso il loro apprezzamento per l’ottima organizzazione dell’evento. La ripresa dei lavori è stata caratterizzata da una tavola rotonda in cui sono state rivolte agli ospiti, diverse domande sugli argomenti più disparati, tutti però legati dalla comune matrice della vita di cantiere.
Al fuoco di fila delle domande hanno risposto, Gianluca Salustri, editore e scrittore, autore di Pane e Polvere, che ha raccontato il calore dei bei momenti vissuti girando per le case di Capistrello a caccia di storie di minatori. Fra gli ospiti Margherita Carpineta e Sabatino Lusi, moglie e marito, una coppia che negli anni settanta, decise che il cantiere sarebbe stato meglio affrontarlo in due, e cosi si ritrovarono a viaggiare attraverso i cantieri delle grandi infrastrutture realizzate dalle maestranze italiane nel mondo.
Nello Giamundo, titolare di un’azienda fornitrice di materiali per le grandi opere è un uomo di mare che vive a Sorrento ma si è perdutamente innamorato di Capistrello prima ancora di esserci stato. Trasportato dai racconti dei tanti capistrellani conosciuti nei cantieri di mezzo mondo è stato amore sulla parola. Giamundo ha fatto un interessante parallelismo fra i marinai della sua terra e i minatori di Capistrello.
Gli uni solcavano i mari verso un orizzonte incerto e imperscrutabile gli altri si immergevano nelle viscere della terra, nel buio, dove non c’era tempo per avere paura, perché bisognava scavare e andare avanti. Uomini e lontananze, famiglie in attesa di un ritorno che a volte si è trasformato in rimpianto e parole non dette.
L’evento, trasmesso in diretta streaming dalla nostra testata, è possibile rivederlo integralmente sul sito web, a margine dell’articolo, insieme alle interviste video realizzate da Orietta Spera.
Intervista ad Angelo Fracassi Vice presidente degli Amici dell’Emissario
Intervista a Giuseppina Di Domenico Presidente dell’Associazione