I “mascheroni” di Tagliacozzo

I "mascheroni" di Tagliacozzo||||||||
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Tagliacozzo – Se avete una mezza giornata di tempo non mancate di recarvi a Tagliacozzo e fare una passeggiata tra gli antichi Palazzi del vecchio Borgo. Forse non tutti sanno che sotto i tetti di alcuni di quei Palazzi sono scolpite delle “facce” dispettose che guardando dall’alto in basso sembrano voler raccontare le loro antiche storie. Vengono comunemente chiamate “mascheroni”.

Ma cos’è un mascherone e quali sono le sue origini? Si tratta di una figura chiamata “apotropaica” la cui origine greca (apotropao) significa “allontanare”. Questi mascheroni che mostrano la lingua, come a voler fare una “linguaccia”, avevano lo scopo di allontanare le influenze negative e il Maligno dalle abitazioni. Insomma una sorta di atteggiamento scaramantico ed esorcizzante nei confronti del male o del “malocchio” come veniva chiamato dai nostri antenati.

L’ebanista abruzzese Giovanni Fraino sosteneva che queste maschere gli venivano ordinate per combattere l’invidia e l’occhiatura cattiva” e che la lingua non era altro che la rappresentazione del pene maschile. Va ricordato che nell’antica tradizione popolare la figura dell’organo maschile era considerata come simbolo di forza, fertilità, crescita e pertanto ritenuto capace, se esibito direttamente o anche sostituito dalla lingua di rendere immune il capo famiglia di fronte ad ogni tentativo esterno diretto a turbare la serenità dei suoi cari. A Tagliacozzo passeggiando per il centro storico se ne possono ammirare alcuni, basta alzare lo sguardo e seguire un percorso suggerito dalle fotografie.

La prima scultura in legno si può ammirare sotto il tetto di un Palazzo che si trova in Via della Misericordia, una stradina che da Via dei Cordoni porta alla Chiesa della Misericordia (foto1 e 2).

Un altro rarissimo mascherone, anche questo con la lingua in bella mostra, può essere ammirato sotto il tetto di un Palazzotto situato sulla sinistra della Piazzetta del Vicolo I° Fiume appena passato l’Arco di Silvio che apre le porte alla Valle delle Mole (foto 3 e 4).

Proseguendo la salita si può raggiungere via del Monastero e volgendo anche qui lo sguardo verso il tetto che ricopre il Convento delle suore benedettine si può scorgere una faccia dispettosa che ci guarda mostrandoci la sua “lingua” irriverente (foto 5 e 6).

Scendendo poi verso la chiesa di San Francesco e percorsi pochi metri della via dedicata al Beato Tommaso da Celano (una volta si chiamava Via del Municipio) ci si trova sulla destra davanti ad un antichissimo portone contornato da numerose bugne e mascheroni.

L’antico Palazzo appartenne a Giovanni Brancamati dotto farmacista nato a Tagliacozzo nel 1814 e al figlio Achille che ne proseguì la professione (foto 7 e 8). Probabilmente a Tagliacozzo potrebbero esserci altri mascheroni che osservano i passanti con le loro “linguacce”, basta scovarli con le macchine fotografiche e renderli pubblici. 

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