della scrittrice Maria Assunta Oddi
Il rumore delle foglie che cadono è un concerto da ascoltare, con le sue note tristi e allegre, con i suoi tempi forti e deboli quando bussa con gentilezza al nostro cuore.
Ecco la fiaba:

L’estate aveva ceduto il posto all’autunno, e dal muro d’un giardino sporgeva la cima ormai completamente gialla di un platino.
Nel silenzio si sentiva strusciare la scopa del netturbino, il quale sollevava le foglie cadute per ammucchiarle e gettarle nel bidone della spazzatura.
Nel piccolo monticello di foglie morte, una di esse provava dentro di sé la curiosità di un bambino. Sarebbe voluta andare oltre il recinto del giardino, e cosí si lasciò cullare da una folata di vento che la portò dietro un cespuglio.
Lo spazzino, vedendo la foglia alzarsi in balía del vento, esclamò:
<<Pensi di sfuggirmi o di rendere vano il mio lavoro? Adesso ti prendo e ti porto di nuovo insieme alle altre. >>
La foglia ribelle, da dietro il cespuglio cominciò a tremare: la fine che l’aspettava era per essa un fatto naturale, ma non poteva congedarsi prima di realizzare il sogno di conoscere Fata Autunno. Ne aveva sentito parlare, un giorno di pioggia, da un piccolo gnomo che si era riparato sotto il suo albero, e da quel momento non passò giorno che non pensasse a quella fata.
Lo spazzino, aveva voltato il cespuglio per acciuffarla, quando il vento, che l’aveva presa in simpatia insieme al suo sogno, la sollevò piú in alto, posandola tra i rami dell’albero.
Lo spazzino, indisposto da tale cocciutaggine, non si scoraggiò, e presa una scala a pioli, cominciò a salire, urlando: << Non credere di salvarti; riuscirò a prenderti, dovessi salire fin sulla cima dell’albero.>>
All’improvviso, la vecchia scala, che le abbondanti piogge stagionali avevano fatto marcire, si spezzò, e lo spazzino, cadendo, si ruppe una gamba.
<<Maledetta!>> urlava mentre dei passanti attirati dalle urla lo soccorrevano. <<Non sperare di passarla liscia. Ti acciufferò un giorno o l’altro, e per te sarà la fine.>>
Quando lo spazzino fu portato all’ospedale, la foglia libera poté inseguire i propri desideri e con parole dolcissime convinse il vento a portarla nel bosco vicino:
<<Ti prego, venticello amico, bussa per me a questa porticina che ora vedo sotto l’albero, perché ho la sensazione che qui abiti Fata Autunno.>>
Il vento, obbedendo con un colpo secco bussò e, dopo aver girato piú volte intorno al tronco, si perse nel cielo. La foglia, rimasta sola, con lo stupore nel cuore attese che qualcuno aprisse.
Ed ecco che vide, con un movimento lentissimo, aprirsi la porta e sporgere oltre la soglia delle lunghe anzi lunghissime antenne di lumaca. Questa, facendo segno di seguirla, disse:<<Vedi, fogliolina, qui abita Fata Autunno. Lei ti aspetta, perché il vento prima di svanire nell’aria le ha raccontato la tua storia. Entra e rimani dietro di me, perché sarò io ad indicarti il cammino.>>
La fogliolina, dietro alla lumaca, percorse prima un corridoio lungo e stretto; poi cominciò ad entrare in varie stanze.
Nella prima, quando s’accorse che c’erano degli orsi in letargo, provò tanta paura da urlare; ma la lumaca, con gesto della mano, la pregò di far silenzio per non disturbare il sonno degli animali.
Nella seconda c’erano tutti i fiori che avevano abbandonato i prati dove la brina aveva già imbiancato l’erba con il suo soffio gelato.
Nella terza c’erano dei bruchini variopinti che si affaccendavano a chiudersi nei bozzoli di seta.
<<Vedi?>> commentò la lumachina. << Sognano un giorno di trasformarsi in farfalle. >> E sospirò: << Beate loro! >>
Nella quarta c’erano dei funghi dal profumo intenso di terra bagnata, che danzavano allo scampanellío di mille bacche scarlatte.
Nella quinta stanza c’erano numerosissime rondini.
<< Osservale! >> consigliò la lumachina alla foglia. << Resteranno ancora per poco. Pronte per partire, già sentono il richiamo del mare che le condurrà dove splende il sole dell’estate.>>
La foglia, che fino a quel momento non aveva aperto bocca, era diventata impaziente, e disse: << Queste cose che mi mostri sono assai belle, ma io sono qui per conoscere Fata Autunno. >>
La lumachina la rassicurò:
<< Non temere, perché non ho dimenticato il motivo della tua visita. Adesso scenderemo delle scale e ti condurrò da lei. >>
Cosí, scendendo dei gradini ripidi e alti, giunsero in una stanza molto ampia, dove la foglia poté finalmente ammirare Fata Autunno. Questa, che aveva il vestito d’argento coperto di gemme preziose e sul capo un diadema di filigrana d’oro, muovendo il mantello, leggero come le nuvole dopo un temporale, si avvicinò alla fogliolina e disse:
<<Finalmente ci siamo incontrati, cara fogliolina. Chiedimi quello che vuoi. Se lo desideri, posso trasformarti in una bella gemma verde, dalla quale, tornando ad essere, con il passar del tempo, una tenera foglia, potrai vivere una nuova primavera. >>
E la fogliolina, che durante il suo viaggio era diventata un po’ piú saggia, rispose commossa:
<< Gran cosa la giovinezza! Giorni indimenticabili trascorsi a giocare con le mie sorelle, compagne di tante avventure! Il vento, che durante l’estate ci faceva danzare, ha seccato i nostri picciuoli, facendoci cadere dai rami. Ora che ho potuto vederti, anch’io voglio raggiungere le mie sorelle.>>
E cosí dicendo salutò con una lacrima la fata, e tornò sotto l’albero che tempo prima le aveva dato la vita.
La foglia era frastornata. Aveva visto tante cose; se avesse avuto una voce forte come quella del vento, avrebbe gridato a tutti la sua gioia; ma la sua vocina era lieve e stanca.
Pensò al vecchio spazzino, e sentí un gran desiderio di chiedergli perdono per tutti i guai che gli aveva procurato.
Si avvicinò all’ospedale. Appena entrata, riuscí a infilarsi nella tasca del medico, e giunse alla cameretta del netturbino che, appena la vide, cominciò a imprecare:
<< Furfantella, finalmente posso prenderti! >>
La foglia, con gran stupore dello spazzino, invece di fuggire si avvicinò e si posò sulla sua mano.
<< Prendimi pure! Ora che si è realizzato il sogno di conoscere Fata Autunno, condividere la sorte delle mie sorelle non mi dispiacerà. >>
Lo spazzino, incuriosito:
<< Fata Autunno? E chi è? >>
Allora la fogliolina raccontò la sua avventura allo spazzino che, sentendo quella meravigliosa storia, dimenticò ogni risentimento. Accarezzandola delicatamente, la ripose nel suo portafoglio per conservarla come cosa assai preziosa. E la tenne sempre con sé.