Il maggiociondolo, un albero dei nostri boschi dai bellissimi fiori penduli giallo oro


Il maggiociondolo (Laburnum anagyroides) è un piccolo alberello appartenente alla famiglia delle Leguminose. Il fiore è costituito da un grappolo (racemo) di piccoli fiori di colore giallo oro con petalo superiore di dimensioni maggiori.

Nei nostri Boschi la fioritura avviene solitamente nel mese di maggio e si protrae per tutto il mese di giugno. I fiori gialli ciondolano verso il basso, ed è per queste sue caratteristiche che la pianta prende il nome di maggiociondolo. I suoi frutti sono costituiti da un baccello contenente molti semi neri.

IL maggiociondolo


Predilige le zone assolate ma vegeta, in forma arbustiva, anche a mezz’ombra nelle scarpate e lungo le siepi tinteggiandole con il vistoso colore dei suoi fiori.
Altro nome comune di questa caratteristica pianta è avorniello citato anche da Giovanni Pascoli in una delle sue poesie:
La Capinera.
Il tempo si cambia: stasera
vuol l’acqua venire a ruscelli.
L’annunzia la capinera
tra li àlbatri e li avornielli:
tac tac.
Non mettere, o bionda mammina,
ai bimbi i vestiti da fuori.
Restate, che l’acqua è vicina:
udite tra i pini e gli allori:
tac tac.
Anch’essa nel tiepido nido
s’alleva i suoi quattro piccini:
per questo ripete il suo grido,
guardando il suo nido di crini:
tac tac.
Già vede una nuvola a mare:
già, sotto le goccie dirotte,
vedrà tutto il bosco tremare,
covando tra il vento e la notte:
tac tac.


Se da un lato, con la bellezza della sua vistosa fioritura, annuncia l’arrivo della primavera, dall’altro è potenzialmente letale per quanti ne ingeriscono i semi che vengono sparsi nel terreno dalla pianta stessa; anche le singole parti come foglie e corteccia sono tossiche.
La tossicità è data da alcaloidi, tra cui cistina e laburnina. Con l’ingestione anche di un solo seme si manifesta l’intossicazione con vomito, crampi e sudorazioni.

Una leggenda legata a questa pianta narra che, in passato, le streghe usassero il maggiociondolo per preparare bevande psicoattive, che davano loro senso di leggerezza e di inconsistenza del peso corporeo: questo stato di alterazione è noto come: “Il volo della strega”.

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