Inquinamento Liri: Per ARAP la schiuma trovata nel fiume non arriva dal Nucleo Industriale di Avezzano

Avezzano – Dopo aver ascoltato il dottor Carmine Menna dell’ARAP sull’inquinamento del Fiume Liri, a San Vincenzo Valle Roveto, dove sabato scorso, durante il convegno, aveva parlato dello stato dell’arte del nucleo industriale di Avezzano, in tema di depurazione, TerreMarsicane lo ha contattato per fare qualche ulteriore domanda.

Salve dottor Menna, relativamente all’attività svolta da ARAP (Azienda Regionale Attività Produttive) in occasione del convegno sulla depurazione, ha prefigurato più scenari, fissando una sorta di spartiacque temporale all’ottobre 2019, in cui lei ha detto, che è cambiata la situazione.

«Fino a quella data, le aziende del Nucleo Industriale di Avezzano, di competenza ARAP, scaricavano nelle così dette canalette, ovvero dei canali di superficie che raccoglievano le acque di processo e quelle domestiche, ovviamente depurate, che da lì, venivano convogliate nel così detto fosso 1, per una parte, e nel fosso 2, per un’altra parte.  Dal fosso 2, tutto finiva nel depuratore.»

Dopo cosa è accaduto?

«Questa la situazione fino all’ottobre 2019. Dopo quella data, abbiamo inserito nel processo di gestione, una ulteriore condotta, una rete fognaria consortile, che conduce al Depuratore di Borgo Via Nuova, gestito da ARAP fino alla fine del 2019. Dal gennaio di quest’anno è stato dato in concessione gratuita al CAM che attualmente lo gestisce.»

In pratica dall’inizio di quest’anno ARAP non gestisce più il depuratore.

«In buona sostanza da inizio 2020, ARAP, per quanto riguarda il Nucleo Industriale di Avezzano, non gestisce più alcun depuratore ma si occupa solo della rete fognaria. Da qui le acque reflue arrivano alla parte biologica della depurazione, nell’infrastruttura in carico al CAM, dove fra l’altro, afferisce anche parte della rete cittadina, ma non ne conosco l’entità.»   

Prima ha parlato di una rete fognaria inserita nel processo, di che si tratta?

«È una rete fognaria consortile, realizzata negli anni ‘70, ma non era mai stata utilizzata se non per un breve tratto negli ultimi anni. A ottobre scorso l’abbiamo inserita nella rete imponendo alle aziende di allacciarsi. È quindi iniziato un processo di aggiornamento durato qualche mese. Attualmente siamo ancora nella fase di scarico in corpo idrico superficiale perché bisognerà cambiare i contratti.»

Quindi le aziende del Nucleo Industriale saranno obbligate a collegarsi?

«Certo! La dove le aziende si sono allacciate a questa condotta fognaria, scaricano direttamente al Depuratore di Borgo via Nuova, salvo quelle che hanno la fossa Imhoff che è ammessa, purché a tenuta stagna. In ogni caso, a tendere, dovranno adeguarsi alle nuove disposizioni.»

Cosa arriva adesso nelle canalette?

«Dopo l’ottobre del 2019, nelle canalette rimangono soltanto le acque meteoriche da dilavamento. Con una particolarità, che al fosso 2, vanno soltanto le acque meteoriche, mentre nel fosso 1, lungo la canaletta che scorre lungo via Galileo Galilei, oltre alle acque meteoriche delle aziende, vanno anche le acque di processo depurate di LFoundry  in quanto hanno una portata non compatibile per essere scaricate in fogna, e quindi nel depuratore, dove, dal gennaio del 2020, la competenza non è più di ARAP

Tutto regolare quindi!

«C’è un’autorizzazione della Regione Abruzzo, rilasciata in data 10 marzo 2020, in cui l’unica azienda autorizzata a scaricare nella canaletta che va al fosso 1, è LFoundry, le altre acque sono acque soltanto meteoriche. A seguito di tale autorizzazione, le analisi al fosso 1 e al fosso 2, che in precedenza erano effettuate con cadenza trimestrale, ora vengono effettuate, relativamente al fosso 1, una volta al mese, al netto dei quelle effettuate in via autonoma da Arta o altri soggetti.»

Ci dice qualcosa sui controlli?

«In particolare, sul Nucleo di Avezzano, nell’ultimo anno, abbiamo iniziato un processo molto capillare di controllo del territorio con la collaborazione delle stesse aziende. Questa attività è finalizzata a far emergere aziende non localizzate o abusive. Inutile negarlo ma questo problema c’è. Su questo argomento va aggiunto che non è sempre semplice scovare questi insediamenti abusivi perché spesso capita che ci venga negato l’ingresso per effettuare i dovuti accertamenti, e allora siamo costretti a ricorrere al supporto della Polizia Provinciale e Municipale.»

Perché è così complicato scoprire queste situazioni di abuso?

«I nostri tecnici non sono dei pubblici ufficiali e quindi non hanno titolo ad entrare nelle proprietà private.»

D’accordo ma mi riferivo ad altro. Ciò che non capisco è come sia possibile che si insedino attività, o che qualcuno rilevi infrastrutture dismesse per precedenti fallimenti, senza che nessuno ne sappia nulla.

«Questo capita quando si intraprendono percorsi non lineari. Magari chi subentra, tratta direttamente con chi è fallito, e si mettono d’accordo fra loro. Poi tocca all’ARAP andare a scovarli. Senza parlare di complessi industriali, che visti da fuori, sembrano singoli insediamenti produttivi, mentre in realtà, all’interno vengono svolte diverse attività. Lei vede un’unica struttura, ma all’interno ci lavorano più aziende.»  

Dico una banalità, ma una nuova attività che si insedia, non dovrebbe attivare la voltura delle utenze, non dovrebbe richiedere la fornitura di energia elettrica, la linea telefonica, insomma tutto ciò che serve per lavorare.

«Certo, magari qualcuno riceve anche queste informazioni ma non le comunica agli altri enti. Ci può stare. Nello specifico dovrei sentire i miei colleghi.»

Vi sono capitati casi di questo genere?

«Si certo, in un complesso, che non deve essere necessariamente una fabbrica operativa, venivano svolte diverse attività, fra cui alcune che non si erano mai palesate. In quei casi per accertare le situazioni ci siamo rivolti al SUAP ma ci siamo dovuti far accompagnare dalla Polizia Locale e Provinciale.»

Un lavoro delicato!

«Se è relativamente semplice avere le risultanze per le grandi aziende ben strutturate, risulta più difficile monitorare quelle piccole o quelle che si insediano al posto di un’azienda fallita senza comunicare la propria presenza. Senza parlare degli insediamenti fuori dal perimetro del Nucleo che sono decine, per le quali non posso dire se  siano state tutte  localizzate.»  

Come vi state muovendo?

«Questo lavoro lo stiamo facendo in sinergia con la Polizia Provinciale e con quella Municipale di Avezzano. Stiamo cercando di rafforzare un tipo di collaborazione che ci sta portando, piano piano, a una completa evidenza della situazione generale. Inoltre, l’attività che la Regione mette in campo, con la manutenzione, è senz’altro importante, perché aiuta a far emergere situazioni nascoste come gli scarichi abusivi.»

Ma il Consorzio del Nucleo Industriale non dispone di un’anagrafica delle aziende che operano all’interno del suo perimetro?

«Si ce l’ha, ma siamo sempre lì, se un’azienda subentra ad un’altra che è fallita, o si insedia, ma ritarda a comunicarlo, o non lo comunica affatto, ci si mette un po’ di tempo a scoprirlo.»

Fatta 100 la situazione ideale, a che punto siamo rispetto al vostro lavoro di verifica e accertamento?

«Mi è difficile dirlo, ma siamo a buon punto. Secondo me siamo a una percentuale molto alta. Ci dovrebbe essere ancora qualche sciocchezza da gestire.»

E per quanto riguarda ciò che ricade fuori dal nucleo? Si entra in un altro ambito di competenze?

«Si certo, sabato si parlava del fiume Liri, secondo me occorre fare  controlli che non si limitino soltanto alla lettura dei valori riportati sulle carte. Bisogna andare fisicamente sul posto, per vedere dove sono gli scarichi e come scaricano nel fiume. Non penso siano tutti dichiarati gli insediamenti che stanno lungo un fiume.»

Durante il convegno lei aveva tirato in ballo il tecnico del Genio Civile relativamente alle ispezioni fisiche sul territorio e alla manutenzione.

«Il Genio Civile fa le manutenzioni che riesce a fare compatibilmente col budget che ha a disposizione.»

Quindi siamo sempre lì. È una questione di risorse.

«E già! Loro fanno fatica a tenere puliti gli alvei dei fiumi, ed è chiaro che in queste condizioni c’è chi ne approfitta potendo occultare scarichi abusivi fra rami e sterpaglie.»

I risultati delle analisi che effettuate sono disponibili sul vostro sito?

«Direi di sì. Onestamente non so se ci sono tutti, in ogni caso abbiamo tutti i dati, compresi quelli che ci comunicano le aziende in autocontrollo, in quanto contrattualmente obbligate a fornirceli.»

Un’ultima cosa, secondo lei queste schiume rilevate sul Liri, potrebbero derivare da tensioattivi utilizzati in ambito industriale? Possono avere attinenza col Nucleo Industriale di Avezzano?

«Noi, nel nucleo industriale, non li abbiamo mai rilevati. Tenga conto che c’è un discorso di analisi ma anche di ispezione continua. I nostri addetti del Nucleo industriale di Avezzano, si dedicano anche ai controlli visivi del Fosso 1, del Fosso 2 e delle canalette.»    

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