La denucia di un invalido: “Dov’è finita la tanto sbandierata umanitá? Il rispetto per chi è più fragile non esiste”

Marsica – “Dov’è finita la tanto sbandierata umanitá? Dov’è finito il rispetto per i più deboli?”. Se lo chiede il signor Matteo (nome di fantasia), invalido al 100 per cento. Matteo ha 53 anni e una pensione di accompagnamento per tutta la vita. Operato 10 mesi fa per un carcinoma, Matteo fa fatica persino a stare in piedi. Ieri, per una visita, si è recato in una clinica privata della Marsica dove è avvenuto un fatto increscioso e irrispettoso. A raccontarcelo è lui stesso.

“Ho preso il numeretto per accedere allo sportello precedenza – racconta il 53enne – ma mi sono sentito dire dalla signorina del Cup che non mi era consentito. Secondo la stessa, o forse secondo le disposizioni che le sono state impartite, la precedenza era riservata solo alle donne incinte e ai disabili, intendendo per disabili solo le persone che si trovano sulla sedia a rotelle. È vero che c’è invalidità e invalidità, ma io ho il 100 per cento.

Reputo quello che mi è accaduto una cosa gravissima. Non mi è stato riconosciuto il sacrosanto diritto ad avere la precedenza. Nonostante l’invalidità, un tumore e il fatto che non riesca a stare i piedi. La dipendente del Cup non ha voluto sentire ragioni. Sono rabbuiato, turbato, deluso. Dov’è finito il senso civico, il dovere morale? Ormai non credo più nella sensibilità altrui. Il male è di chi ce l’ha, il resto del mondo passa e neanche guarda”.

Foto dal web

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