La scrittrice dei Marsi Maria Assunta Oddi dedica una poesia al Santuario della Madonna di Candelecchia

Il primo settembre si è festeggiata la Madonna di Candelecchia presso il Santuario posto a 891 metri di altitudine nei pressi della cittadina di Trasacco. Immersa nel verde vicino ad una sorgente di montagna, da cui secondo alcuni storici deriva il nome del luogo, la chiesa mariana rappresenta un’occasione per la contemplazione della Vergine alla ricerca di una rinnovata spiritualità. Come sostiene il filosofo Proust nei “I Guermantes” esaminare la toponomastica significa parlare dei costumi degli abitanti per cogliere ancora in essi le tracce d’una certa leggenda “che resta, nell’appellativo d’una roccia, in un certo rito religioso, viva in mezzo al presente, come un’emanazione più densa, immemorabile e consolidata”. 

Recentemente Tito Lucarelli, laureato in giurisprudenza con la passione per lo studio delle tradizioni locali, in un volume intitolato “La guerra di Candelecchia del 1922 fra Trasacco e luco” riporta con atti e testimonianze come, a cento anni di distanza, ancora permangano delle leggende prive di fondamento storico.
Sull’ antica promiscuità delle risorse boschive, dei pascoli d’altura e sullo sfruttamento delle risorse ambientali tra le due “Università” e poi “Comuni”, Tito cerca di fare chiarezza con una ricerca scientifica che si conclude con l’invito a leggere una relazione del Ministero Segretario di stato dell’interno, Benito Mussolini, nell’udienza tenuta davanti al Re il 14 dicembre del 1922, affinché ognuno possa liberamente formulare un giudizio.

Al di là delle leggende e della ricostruzione delle fonti, è necessario come esorta il Pontefice Francesco In “Lumen Fidei”, per noi credenti, risalire all’origine, all’evento che sta al principio della storia e che è il fondamento del nostro divenire come umanità. Questo evento è l’amore verso Dio e i fratelli. Il resto è divisione e guerra. 

Alla Madonna di Candelecchia dedico questi versi affinché la sua luce illumini tutto il percorso per condurci a lei.

A te, Madre Celeste.

A te, Madre celeste

Stella mattutina che non tramonta

Dall’alto dei monti fucentini

Abbraccia con il cuore immacolato

Il tuo popolo che devoto attende

Da te dono di ogni grazia.

Tu sei la voce del bosco al mattino

Il vento che ondeggia sull’erba dei prati

La mano tesa al pellegrino

L’oasi di pace ristoro dai travagli 

E dalle umane fatiche.

La tua casa è nave sul mare

Quiete dell’anima 

Luna solitaria sul monte silvano

Sospiro udito dagli angeli che

Sanno come sia dolce l’attesa dei figli

Materna inquietudine nascosta

Dove solo il silenzio s’apre al mistero.

Oh Vergine clemente!

Sei gioia della rondine posata

Sulla mano del tuo Bambino ad

Annunciare da un fiore ad altro fiore

 Eterne primavere.

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