La scrittrice marsicana Maria Assunta Oddi dedica una fiaba a tutti i bambini

Maria Assunta Oddi
Maria Assunta Oddi

Luco dei Marsi – La scrittrice marsicana Maria Assunta Oddi dedica una fiaba a tutti i bambini “affinché i ragazzi, tornati a svolgere le lezioni a distanza, possano costruire con la fantasia la scala dei sogni come antidoto al pessimismo diffuso”.

I GIORNI DEL GRANO

In un castello perduto nella verde regione della Bretagna era nata una bimba dalla carnagione così candida e vellutata da ricordare i petali di un fiore, e per questo le fu dato il nome di Margherita.
Era così bella che sembrava possedere ogni dono, e crescendo diventò generosa.

Trascorreva le sue giornate tra stanze maestose e solitarie, e ogni sera, al cadere delle ombre, si affacciava sulla veranda della sua camera in attesa che la brezza le portasse il profumo della foresta vicina insieme al canto dell’usignolo e al raggio argentato della luna.

La sua bellezza e il suo amabile carattere la resero presto famosa, sicché un giorno si presentò al suo castello un nobile giovane di nome Gilberto chiedendo la sua mano.

La madre, Eurice, che era una ninfa della foresta, volle mettere alla prova il coraggio del pretendente, ponendo con le sue arti magiche un feroce leone davanti al ponte levatoio.

L’incontro con la belva fu così improvviso e inaspettato che Gilberto, atterrito, rimase immobile, non trovando la forza né di fuggire né di combattere.

Il leone, allora, fissando il giovane con gli occhi di fuoco, lo trasformo in una statua di pietra.

La fanciulla, che non sapeva nulla di Gilberto, scorgendo per la prima volta la statua, chiese alla madre come mai fosse posta sul ponte levatoio, poiché prima di allora non l’aveva mai vista.

Eurice raccontò a lei il sortilegio che aveva chiuso il giovane nella corteccia di sasso.

Margherita rimproverò la madre per essere stata così crudele:” Madre, come hai potuto fare questo? Forse non vedi impresso nel volto bellissimo della statua un tremendo eppur dolcissimo dolore? Non ne hai pietà?”

E la madre:” ma che cosa dici? Io volevo per te uno sposo guerriero, capace di affrontare e superare qualsiasi ostacolo pur di averti. Purtroppo il leone vi fissò lo sguardo, e il terrore è rimasto riflesso nei suoi occhi immobili.”

La fanciulla, piangendo:” No, madre, io desidero vivere accanto a un uomo capace di donare amore: non importa la sua prodezza. Ti supplico, promettimi di restituire al giovane la sua vita. Sento già di amarlo.”

Ma Eurice rispose:” Non ti prometterò mai una cosa simile, e finché non ti deciderai a scegliere uno sposo guerriero resterai chiusa nella tua camera.”

Margherita lentamente si diresse verso la sua stanza, e poiché non aveva ottenuto dalla madre la promessa di spezzare il sortilegio, decise di fuggire l’indomani dal castello, cercando chi potesse liberare il giovane.

Camminò per giorni e giorni. Quando scorse un vecchio seduto su una panca presso un casolare, gli si avvicinò chiedendo:” Buon vecchio, ti prego: conosci qualcuno che possa liberare dai sortilegi?” E raccontò la storia del leone e del giovane Gilberto.

Il vecchio ascoltò attentamente la fanciulla e poi disse:” Passa di qui ogni anno puntualmente, quando si avvicina il tempo della mietitura, un mago bizzarro, amico più degli animali che degli uomini, il quale saprà certamente scovare il leone, costringendolo a restituire la vita al tuo Gilberto; ma, poiché siamo ancora in autunno, bisognerà aspettare.”

Margherita con la speranza nel cuore, disse:” Non preoccuparti! Saprò attendere, e mi renderò utile per ringraziarti dell’ospitalità.”

Margherita che era abituata agli agi di una principessa, imparò a coltivare l’orto, a raccogliere la frutta selvatica dai boschi vicini, ad accudire alla mucca e al gregge, a cucinare e a rassettare la casa.

Ogni giorno andava al campo di grano seminato da poco e spiava le zolle aperte dall’aratro.

Venne l’inverno, e le giornate fredde e brumose la costrinsero in casa davanti al camino, ma dalla finestra guardava la coltre bianca di neve ricoprire i chicchi seminati, e pregava in cuor suo il gelo di essere clemente.

Quando la neve si sciolse con i primi tepori, si accorse che dal chicco seminato era spuntato un esile stelo d’erba. Ciò le riempì l’animo di gioia.

Giunse il giorno in cui Margherita vide le spighe colme di chicchi fluttuare con un lieve fruscio di seta. Pensò che il giorno era vicino, e chiese al vecchio:” Il grano è maturo. Quando si mieterà?”

E il vecchio:” Presto, molto presto.”

La stella di Venere era appena impallidita che qualcuno bussò al casolare.

Margherita si alzò subito dal letto. Aprendo la porta, vide un uomo avvolto in un nero mantello e chiese:” Siete dunque voi il mago?”

E l’uomo:” Sono il mago che ogni anno, quando arrivano i giorni della mietitura, fa visita al vecchio amico.”

Margherita:” Ho atteso fiduciosa il tuo arrivo per chiederti un favore.”

“Chiedi pure” disse il mago.

Margherita:” Dal giorno in cui mia madre trasformò un giovane in una statua con l’aiuto di un leone dagli occhi di fuoco, non ho più pace, e il suo dolore è diventato il mio. Ti prego, aiutami a liberarlo:”

Il mago:” Conosco il tuo tormento e l’infelice sorte del giovane e so anche che hai saputo attendere, rendendoti utile e imparando ad ascoltare le voci della natura. Ora so che sarai una sposa giusta perché capace di amare le grandi come le piccole cose.”

Diede alla ragazza tre spighe di grano, raccomandandole:” Portale con te, perché in esse c’è il segreto della tua forza.” E continuò:” Ti condurrò nella grotta del leone, ma solo tu potrai entrare. Una volta dentro, getterai una spiga per addormentare la belva; poi con l’altra otterrai un filtro dal pipistrello guardiano; Uscendo getterai l’ultima alle tue spalle per ridestare il leone. Nel filtro c’è la magia che ridonerà la vita al tuo cavaliere.”

Margherita fece tutto ciò che il mago le aveva consigliato, e ottenuto il filtro, tornò al castello per bagnare con esso la statua.

Gilberto, come destato da un lungo sonno, abbracciò la sua salvatrice, promettendole eterno amore.

E quando le loro labbra si unirono in un bacio lieve, sembrò di vivere l’incanto dei giorni del grano insieme agli uccellini, agli alberi e ai fiori.

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