La Villa Imperiale di San Potito di Ovindoli

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Nella piana dei Santi, sotto l’abitato del piccolo borgo di San Potito, frazione di Ovindoli, nel 1983 sono emersi i resti di una villa edificata nel I sec. d.C. attribuita all’Imperatore Lucio Vero.

Riferimenti storici

I primi a riportare in stampa la presenza del Palazzo di Marco Aurelio e Lucio Vero Antonini furono l’autore di Vita dei Santi e Beati dell’ Umbria, Ludovico Iacobilli (1598-1664), e il marsicano Muzio Febonio (1591-1663).

Il presbitero storico Ludovico Iacobilli, nato a Roma e folignate di adozione, scriveva: “….nel medesimo anno 164, Lucio Vero Imperatore dimorando nella regione dei Marsi, dove era venuto ad habitare con consiglio dei medici (Galeno), per guarire da un’infermità degli occhi, la cisposità, e vi era fatto fabbricare un palazzo incontro al luogo, dove poi fu edificato il castello e la chiesa di S. Appetito, che ancora se ne vedono le vestigie….”.

Anche il Marsicano Muzio Febonio nell’ opera postuma Historiae Marsorum scrivendo di San Potito riferisce che: “Lasciato Celano…., quando incominciano le montagne, ci si offre alla vista, su di un’ altura, S. Appetito, piccolo borgo con adiacente una valletta, nella quale corre un torrente.

Oltrepassato questo il sito si incurva nel verde dei colli ed in esso si vuole che trascorresse le sue ferie estive, dietro consiglio dei medici, l’imperatore Lucio Vero per poter, in grazia del clima, guarire da un’infiammazione agli occhi, e vi costruisse un palazzo, del quale si vedono i resti”

Gli scavi archeologici del 1983

Gli scavi della Villa Romana di San Potito furono condotti a partire dal 1983 nell’ ambito di una collaborazione tra la Soprintendenza Archeologica dell’Abruzzo e l’Istituto di Archeologia dell’Accademia Ungherese delle Scienze.

La pianta del complesso, dalle dimensioni di m 201 X 100,7, è stata quasi interamente ricostruita ed è stato possibile individuare tre fasi di costruzione diverse.

La prima relativamente all’ impianto originario (primi decenni del I sec. d.C.), la seconda di epoca Adriana (secondo quarto del II sec. d.C.), a cui appartengono le lussuose decorazioni interne (mosaici, pavimenti, affreschi, stucchi e rivestimenti in marmo).

La terza fase (fine II sec. e inizi del III sec. d.C.) interessò la parte meridionale.

Sono stati individuati una cinquantina di ambienti, con la caratteristica fondamentale della costruzione che tutti gli ambienti identificati si organizzano intorno a tre cortili.

Tutti gli ambienti sono collegati al cortile tramite un porticus fenestra, con la parte meridionale, aggiunta successivamente, caratterizzata da un diverso orientamento.

La villa fu distrutta dopo la metà del III sec. d.C. da un incendio e in seguito abbandonata.

Il Ponte Romano o Ponte Vecchio

Poco sopra il cimitero di San Potito, coperto dalla vegetazione, ancora resiste l’antico Ponte Romano o Ponte Vecchio per l’attraversamento del fosso di Capo la Valle e l’accesso alla villa stessa.

Attualmente l’opera risulta gravemente danneggiata dall’usura del tempo e una robusta pianta ne compromette la staticità. Un intervento di consolidamento e di recupero permetterebbe di conservare la testimonia storica di un luogo che nei caldi periodi estivi ospitava imperatori dell’Antica Roma.

Fonti: Dénes Gabler e Ferenc Redö, Ricerche archeologiche a San Potito di Ovindoli e le aree limitrofe nell’antichità e nell’alto medioevo, Atti del convegno sui problemi archeologici di una villa romana nella Marsica, Budapest 2000.

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