Le pietre parlanti di Cappelle dei Marsi

La mattina del 13 gennaio 1915 l’onda sismica che devastò la Marsica distrusse anche il paese di Cappelle dei Marsi. Il piccolo centro, in pochi istanti, perse il 70% dei suoi abitanti. Crollò tutto. Non vi fu un edificio che rimase indenne. Si persero le persone, le case, le strade, le chiese, le piazze. Ogni segno di quel che Cappelle era stato venne completamente annientato. Purtroppo, a quanto ci è dato sapere, non esistono fotografie di Cappelle prima del terremoto, nessuna cartolina, nessun filmato d’epoca. Dell’antica fisionomia del paese marsicano rimane qualche traccia solo negli sporadici racconti tramandati in famiglia dai sopravvissuti. Quelle memorie, passate da padre in figlio, da figlio a nipote, con il procedere degli anni, tenderanno a sfumare e ad offuscarsi fino a svanire.

La perduta Chiesa di S. Rocco dopo il terremoto

Le pietre, invece, non svaniscono e non sfumano quasi mai. Sono lì, messaggere silenziose di tempi che la memoria di un uomo sa solo percepire per il tempo che le è concesso. Lo sanno bene gli archeologi o gli studiosi di storia, in generale. Le pietre, dopo la potente scossa del 1915, si sono scomposte, scardinate, spezzate o scombinate ma sono rimaste le pietre che erano. Servivano a tenere in piedi una chiesa, a sorreggere un ballatoio, a sostenere il peso di un tetto. Qualcuno le aveva scelte, lavorate e poi usate per costruire manufatti, le aveva composte fino a farle diventare qualche altra cosa: un paese abitato.

Alcune pietre parlanti di Cappelle dei Marsi

Paolo Salucci, un cittadino di Cappelle dei Marsi con la passione per la fotografia, la pittura e il pallino della storia, ha avuto la pazienza e la buona volontà di rintracciare le pietre che un tempo costruivano il paese e che, fatalmente, lo costruiscono ancora oggi. Sono quelle che possiamo serenamente definire pietre parlanti. Sono un po’ ovunque, a farci caso. Incastonate come invisibili gioielli sul muro di un garage o lungo la parete esterna di un’abitazione ricostruita sulla Via Valeria. Sono piccoli pezzi di un paese che non c’è più, rinato letteralmente dai suoi frammenti e dalle sue stesse macerie, un secolo fa.

E’ pur vero che la pratica di recuperare pietre e altri materiali da ciò che, per una ragione o l’altra, è andato distrutto non è originale né sconvolgente. Anzi, si tratta di uno dei sistemi costruttivi più antichi e sfruttati di ogni tempo. Eppure è probabile che in pochi si siano avvicinati alla Cappelle di oggi con l’intento di rintracciare la Cappelle di più di cento anni fa, quella abbattuta in pochi istanti da uno dei terremoti più devastanti della storia della Marsica. In fondo basta solo un po’ di curiosità e uno sguardo attento per rintracciare le pietre parlanti di Cappelle, pietre che raccontano, con la loro silenziosa sopravvivenza, piccoli dettagli di un paese perduto.

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