Alla mattina del Sabato Santo, nella tragedia epocale del virus, la fede universale nella Pasqua invita l’umanità a unire le forze in fratellanza per sconfiggere la pandemia con la speranza di vita rinnovata.
Papa Francesco è sceso nella piazza vaticana per inginocchiarsi ai piedi del crocifisso e pregare per la fine di tanto dolore appellandosi alla buona volontà dei fedeli considerando che solo l’amore è la vera gioia della vita.
“E’ nel cuore dell’uomo che risiede il principio e la fine di ogni cosa “direbbe ancora Tolstoj. Anche in questo momento in cui tutto ci appare fermo, opprimente e silenzioso, non bisogna mai perdere la fiducia perché l’esistenza umana come quella della natura che rinverdisce puntualmente ad ogni primavera, ci offre infinite possibilità di rincominciare, chissà, magari in una società costruita sulla pace sociale e sulla bellezza come antitesi alle angosce.
Nella freschezza chiara di questo giorno tenero di sole sarebbe bello, come scrive in un suo ricordo Grazia Deledda, ritrovare nell’erba novella la purezza e l’innocenza delle feste pasquali vissute nella spensieratezza dell’infanzia, tra tradizioni e gite fuori porta con gli affetti più cari. Del resto ricordare etimologicamente significa “riportare al cuore”. Lo scrittore Alfredo Oriani nel considerare che ad accrescere negli animi la letizia per la Resurrezione del Signore, concorre anche il fatto che cade nella “Più bella delle stagioni quando tutta la natura si rinnova e sulla morte apparente di ieri afferma, come atto di amore, timida dapprima, poi intensa ed esuberante, vita di tutti gli esseri”.
Con l’augurio di una Pasqua serena nella riconciliazione con noi stessi, gli altri e la natura dedico a voi tutti questa poesia.
C’è tanto azzurro nella morte.
Il ceppo tagliato racchiuso tra cerchi
D’antiche stagioni abbraccia arcobaleni
Su girandole di sole tenero di viole.
C’è tanto azzurro nella morte
Che già alimenta colonne di formiche
Il tempo affaccendato che verrà.
Avrà labbra di lucido corallo
La corteccia rinverdita tra i fiori
Immemori di mille rivoli di linfa.
Ora l’antico legno senza radici all’aria
È volo molle di colomba sull’ala dell’aria
Che chiara alita sottovento il grande arco
Dell’orizzonte in fuga sui lembi delle nubi
A cullare vita nuova fin dove i rami
Cominciano ad ornarsi di nuove gemme.