L’Aquila – Dopo alcune ordinanze di accoglimento di ricorsi intesi ad ottenere il passaggio o il trasferimento a Corsi di Laurea ad accesso programmato, adottate dalle due sezioni di L’Aquila e di Pescara del Tar abruzzese, è arrivata la prima sentenza, pubblicata in questi giorni dal Tar del capoluogo, che consente di sciogliere la riserva all’iscrizione al secondo anno accademico del Corso di laurea Magistrale in Odontoiatria e Protesi Dentaria. Si tratta di una studentessa che proveniva dal Corso di Scienze Biologiche.
La sentenza, la prima adottata dal Tar abruzzese con riferimento al passaggio da Corso non afferente all’Area medico-sanitaria, senza previo superamento del test di ingresso che filtra tutti gli accessi delle lauree sanitarie, è stata scritta con argomentazioni chiare ed ineccepibili dal dr. Mario Gabriele Perpetuini, estensore del Collegio giudicante, composto, altresì, dalla dr.ssa Anna Gemma Di Cesare, nella veste di Presidente F.F., e dalla dr.ssa Maria Colagrande.

A conseguire tale risultato è stato lo studio legale degli avvocati Salvatore Braghini e Renzo Lancia, che da anni si dedicano a questo genere di contenziosi. I due legali precisano che il Tar del capoluogo ha sancito il diritto della ricorrente al passaggio ad Odontoiatria in presenza di posti vacanti per l’anno per il quale il trasferimento viene richiesto e all’esito di una valutazione di merito della compatibilità della preparazione maturata nel Corso di provenienza con quella ritenuta necessaria dall’Ateneo di accoglienza.
Tra i passaggi più significativi della sentenza vi è l’inquadramento normativo, pazientemente ricostruito dal Collegio, che sul punto focale delle ragioni giustificative del numero chiuso, evidenzia quanto segue: “Ciò che assume rilevanza, ai fini della determinazione del ‘numerus clausus’, …, è essenzialmente la valutazione dell’offerta potenziale del sistema universitario, rispetto alla quale il fabbisogno di professionalità del sistema sociale e produttivo va considerato alla stregua di criterio subordinato e, quindi, non vincolante”.
Posta in questi termini la cornice giuridica, dalla considerazione secondo cui il contingente degli studenti da immatricolare scaturisce da un apposito iter istruttorio, finalizzato all’esatta ricognizione del potenziale formativo disponibile anche in relazione al numero degli studenti extracomunitari, non può non discendere – si legge in sentenza – che l’Università debba essere tenuta ad utilizzare i posti residui, anche tra quelli riservati agli studenti extra-UE, all’esito della “verifica delle capacita ricettive delle strutture universitarie”.
Gli avvocati Salvatore Braghini e Renzo Lancia in questi anni hanno aiutato diversi studenti a realizzare il loro sogno di diventare medico o dentista. A loro giudizio “la pianificazione dei numeri di accesso a determinate professioni potrebbe avere ancora un senso soltanto se adeguata al reale fabbisogni di personale medico e sanitario, nel contesto di una pianificazione nazionale ed europea che consenta ai giovani il diritto ad avere un lavoro stabile e un futuro senza precarietà. Occorre considerare che migliaia di giovani oggi cercano di accedere ai Corsi universitari dell’area medica anche perché al di fuori vedono solo sfruttamento e precarietà, talché occorre reimpostare un’efficace politica del lavoro e dell’istruzione al passo con i tempi”.