Potenziamento centrale Enel di Provvidenza, Salviamo l’Orso: “Vogliamo sperare in un ripensamento”

Abruzzo – “Enel S.P.A. lo scorso febbraio ( 1 ANNO FA ) ha avviato la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale nazionale per un progetto di realizzazione di nuovi impianti attraverso lo scavo con esplosivo di oltre 2 chilometri di gallerie e di una grande caverna tra il Lago di Campotosto e quello di Provvidenza, nel territorio del Parco nazionale del Gran Sasso e monti della Laga. Il tutto per potenziare i pompaggi di acqua tra i due laghi”. Lo scrive l’associazione Salviamo l’Orso.

“Il progetto, seppur di minori dimensioni ricalca quello presentato dalla stessa ENEL tra i laghi di Castel S.Vincenzo ed Alfedena in area ricadente in parte sul territorio del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise. Il PNALM ha subito dichiarato l’incompatibilita del progetto con la legge sulle aree protette e con i vincoli che gravano sull’area interessata, il suo Presidente il Prof. Cannata ha pubblicamente sottolineato il valore naturalistico ambientale e turistico di quel territorio in questo affiancato dal Comitato #nopizzone2 che raccoglie i residenti dell’area, le associazioni ambientaliste, le Guide Ambientali Escursionistiche, i titolari delle imprese turistiche del terriorio insieme alla maggioranza delle amministrazioni comunali coinvolte.

Al contrario l’Ente Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, coinvolto evidentemente nella Valutazione di Impatto Ambientale per il progetto di Provvidenza-Campotosto, tace. Ad oggi solo un silenzio di tomba proviene dagli uffici di Assergi sul progetto di loro competenza e allora ci chiediamo se questo sia un silenzio-assenso ad un’impresa che va ad alterare il regime delle acque del parco, provoca lo sconvolgimento permanente dei livelli dei 2 bacini lacuali con la conseguente alterazione dei 2 habitat (Campotosto è uno dei siti più importanti per l’avifauna acquatica della Regione Abruzzo), che prevede l’apertura di cantieri in area protetta per anni e lo stoccaggio e lo smaltimento di migliaia di tonnellate di rocce di materiali di scavo. Vogliamo tuttavia ancora sperare in un ripensamento, seppur tardivo, dei funzionari dell’Ente Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e attendiamo una loro presa di posizione. Come si dice ? Meglio tardi che mai”.

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