Riceviamo un messaggio allarmante da un nostro lettore che vive a Manchester, importante e famosa città del Nord-ovest dell’Inghilterra. Si tratta di un avezzanese che vive a Manchester da cinque anni e che segue con apprensione le vicende italiane connesse al contagio. Ed è forse proprio per questo che si rende conto di quanto poco si stia facendo in Inghilterra per gestire e contrastare l’emergenza Coronavirus. “Il governo inglese” scrive il nostro conterraneo “non ha ancora adottato nessun tipo di misura preventiva… nessuno indossa mascherine, nessuna farmacia è fornita: sugli scaffali non si trovano più né termometri né gel disinfettanti“. Parole che trasmettono grande e legittima preoccupazione, soprattutto alla luce del fatto che l’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, ha chiaramente stabilito che la diffusione del Coronavirus è divenuta pandemia, ossia coinvolge tutti i continenti del mondo.
Il primo ministro inglese Boris Johnson, in una recentissima conferenza stampa, ha riconosciuto che l’Inghilterra si trova a dover gestire una delle crisi sanitarie più gravi degli ultimi decenni e che il suo Paese, nell’affrontare questa emergenza, è quattro settimane indietro rispetto all’Italia. I toni di Johnson sono apparsi seri eppure, all’atto pratico, l’Inghilterra non ha preso alcun provvedimento davvero restrittivo, nessuna limitazione alle abitudini sociali dei cittadini, nessuna chiusura dei locali pubblici, nessuna cancellazione di eventi sportivi o culturali che prevedano assembramento di persone. Insomma: nonostante il riconoscimento di un pericolo oggettivo, sembra che le autorità governative inglesi vogliano “aspettare il momento giusto”, ammesso che sappiano capire che forse il momento è arrivato da un po’.
I timori del nostro conterraneo, quindi, ci sembrano più che giustificati. Ci racconta di aver viaggiato su un treno, nella tratta che va da York a Manchester, e di aver notato molte persone che mostravano evidenti sintomi da raffreddamento e influenzali. Ci racconta di pullman pieni di bambini e ragazzini che si muovono serenamente per le gite scolastiche. A Londra non sono previste restrizioni o misure di tutela per chi viaggia in metropolitana, e stiamo parlando di un mezzo di trasporto usato ogni giorno da circa tre milioni di persone. La cronaca di un marsicano a Manchester, quindi, appare piuttosto inquietante. Non possiamo che sperare, per lui e per chi vive in Inghilterra, che ci siano presto interventi rigorosi e attenti, simili a quelli che l’Italia ha già adottato da diverso tempo per tutelare la salute dei suoi cittadini.