Tre brani genuinamente pop e, a modo loro, immortali: “L’italiano” di Toto Cutugno, “Dio è morto” e “Io vagabondo” dei Nomadi. È cantando e suonando queste tre bellissime e amatissime canzoni italiane che Danilo Sacco, ex leader dello storico gruppo musicale dei Nomadi, ha voluto esorcizzare l’incubo Coronavirus. Una quarantena che lui, come tutti, sta trascorrendo a casa, più precisamente, nella sua casa di Capistrello, paese della Marsica dove vive da diversi anni. Danilo Sacco ha preso parte, come hanno fatto molti altri cantanti, musicisti e artisti italiani, al popolare flashmob musicale per rispondere con l’arte, la bellezza, il talento e la leggerezza a uno dei momenti umanamente e psicologicamente più complicati degli ultimi decenni.
Danilo Sacco, seduto su una semplice sedia di vimini, nel cortile della sua abitazione, imbraccia una chitarra e fa ciò che ha sempre fatto: regala a tutti emozioni e passione. Di fronte a lui, a debita distanza, una decina di persone che lo sostengono e lo applaudono. Una sorpresa inaspettata per tutti, evidentemente. Danilo Sacco sa fare il frontman e, proprio come fosse su un palco, davanti alle migliaia fans che da anni amano la musica dei Nomadi, si raccomanda: “È un momento strano, ma c’è comunque qualcosa che ci eleva al di là di ogni altra cosa: la musica. Anche la musica. I musicisti sono sempre in prima linea, alla fine. Insegnate ai vostri figli a suonare qualcosa o a cantare, è molto importante, per mille motivi. Soprattutto perché è un arricchimento per sé e per chi ci è vicino. Io non so fare molto però qualche canzone la possiamo fare…“.
Subito dopo partono i primi accordi de “L’italiano”. “Questa non ve l’aspettate sicuramente…” dice sorridendo Danilo. Forse no, nessuno se lo sarebbe aspettato. Invece Danilo Sacco, con la semplicità e l’autenticità che lo caratterizzano, ha voluto condividere con noi marsicani, e con tutti quelli che lo seguono via Internet, un pezzo della sua quotidianità e della sua vita. Al momento di suonare “Io vagabondo“, Danilo invita le poche persone che sono lì nei pressi ad ascoltarlo a cantare con lui e, neanche a dirlo, la gente risponde con partecipazione e commozione. Poi resta il battito delle mani a tenere il tempo e la sua voce che accompagna e canta uno dei brani simbolo della storia della musica italiana. Alla fine saluta tutti: “Queste sono cose che si fanno per far cercare di capire che l’emergenza finirà. Il nostro, volenti o nolenti, è il paese più grande del mondo. Lo è sempre stato“. Grazie Danilo.