Statua di San Rocco, restaurata dal Rotary Club di Avezzano, accolta nell’atrio del Comune di Tagliacozzo fino al 19 maggio

Statua di San Rocco

Tagliacozzo – Fino al 19 maggio l’atrio del municipio di Tagliacozzo accoglie la statua di San Rocco, antico patrono della città, restaurata dal Rotary Club di Avezzano. A darne notizia il Sindaco Vincenzo Giovagnorio. Nella sua nota, il primo cittadino spiega che si tratta di un “manufatto artistico in cartapesta, databile agli inizi del ‘900 e con probabilità di scuola partenopea, è stato restaurato dall’artista Salvatore Seme, grazie al contributo del Rotary Club di Avezzano, sotto la presidenza di Federico Piccone, per il tramite del Comune della Città di Tagliacozzo e su interessamento della Prof.ssa Patrizia Marziale“.

Continua poi il Sindaco: “San Rocco di Montpellier fu Patrono principale della Città di Tagliacozzo fino al 1648, anno in cui avvenne il miracolo della liberazione della Città dalla distruzione da parte delle truppe del Vice Reame spagnolo, per intercessione di Sant’Antonio di Padova. Fino alla fine del XIX secolo esisteva in Tagliacozzo una Chiesa dedicata a San Rocco, situata ad ovest dell’omonima Porta. Intorno al Sacro edificio era anche l’antico Cimitero della Città. La Chiesa e il Cimitero oggi non sono più esistenti. La statua del Santo che vi si venerava era in terracotta e fino a circa la prima metà dello scorso secolo era conservata su apposita mensola, nel lato sinistro della Chiesa Madre dei Santi Cosma e Damiano, ove vi era stata trasportata insieme ad altre suppellettili (di questo manufatto non si hanno più notizie).

In occasione della festa liturgica di San Rocco, il 16 agosto, si svolge in Tagliacozzo un’importante fiera a Lui dedicata. La festa invece è associata a quella della Madonna dell’Oriente e si svolge tradizionalmente la prima domenica ricadente dopo l’8 settembre.
Nell’antichità era consuetudine costruire chiese dedicate a San Rocco, protettore contro le pestilenze, al di fuori delle mura urbane; questi edifici, oltre al culto, in caso di epidemia avevano la funzione di ‘lazzaretto’ (ospedale) e presso di esse erano anche i cimiteri che accoglievano le vittime“.

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