Treni vecchi e linee obsolete, l’Abruzzo tra le regioni peggiori per il trasporto ferroviario. Legambiente: “Per la prima volta da 7 anni niente fondi alla mobilità veloce”

L’Abruzzo non brilla sul trasporto ferroviario. Tra treni vecchi e linee obsolete a binario unico e non elettrificate, si classifica tra le peggiori regioni in Italia. Questo quanto emerge dal nuovo report di Pendolaria, presentato da Legambiente che ha diffuso i dati relativi ai servizi ferroviari regionali e al trasporto pubblico che vedono un netto divario tra nord e sud Italia.

“Mentre il numero dei viaggiatori torna a salire, dato che si conferma anche in Abruzzo, nell’ultima legge di bilancio, approvata lo scorso dicembre, per la prima volta dal 2017 non sono stati neanche previsti fondi per il trasporto rapido legato a metro, tramvie, e filovie, così come per la ciclabilità e la mobilità dolce” denuncia Legambiente nel nuovo report.

In Abruzzo i treni restano tra i più vecchi, con l’età media dei convogli a 18,1 anni, in calo rispetto ai 19.5 del 2021 ma ancora molto lontana dai 14,6 anni del nord, mentre si incrementa di poco rispetto all’anno precedente il numero di corse totali che passa da 197 a 211.

Nella regione sono 553 i km di linee a binario unico, l’81,8% del totale di 676 km, mentre non sono elettrificati 206 km, pari al 30,5% del totale.

Tra le linee ferrovie chiuse e sospese ormai da anni si segnalano la linea Sulmona – Carpinone, utilizzata solo per la circolazione dei treni turistici, e la linea Marina di San Vito – Castel di Sangro, che risulta ancora armata ma in carente stato di manutenzione.

Bisogna accelerare il passo – l’invito di Silvia Tauro, presidente di Legambiente Abruzzo – Gli investimenti per il nostro Paese e la nostra Regione, devono partire dalle infrastrutture prioritarie: nuove linee ferroviarie a doppio binario ed elettrificate, treni moderni e veloci, interconnessioni tra i vari mezzi di trasporto e con la mobilità dolce, garantendo accessibilità e uno spostamento dignitoso, civile, con opere in accordo con gli interessi del territorio. Nel 2023 il Pnrr, che prevedeva ampi interventi sulle ferrovie, è stato rimodulato e i 620 milioni per velocizzare il corridoio Roma-Pescara sono stati bloccati dalle lungaggini dell’iter amministrativo“.

Fonte: Ferrovie.info

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