Avezzano – Processo a carico di C.D.S., 34 anni, per i reati di usura e tentata estorsione contro un noto commerciante di Avezzano, V.R., 61 anni, per i fatti commessi dal settembre 2018 all’aprile 2019, mese in cui la Guardia di Finanza locale lo arrestò in stato di flagranza mentre chiedeva la restituzione di somme di denaro, ritenute di natura usuraia, all’interno dell’area commerciale nei pressi di via XX Settembre, ove, oltre all’imputato e alla persona offesa, erano presenti dei finanzieri che si fingevano acquirenti di alcune autovetture e provvedevano, a seguito delle richieste di C.D.S, al suo arresto.
Le accuse nei confronti dell’ uomo, appartenente alla comunità rom, sono consistite nel reato di usura attraverso il conferimento di una somma di denaro pari a 22 mila euro, con una presunta restituzione di circa 34 mila euro in circa otto mesi. Somma che il trentaquattrenne riteneva restituita solamente a titolo di interessi, ritenuti di natura usuraia in virtù della perizia del C.T. del Pubblico Ministero che ha indicato un tasso usuraio medio pari 68% annui, tesi quest’ultima fortemente contestata dalla difesa.
Il processo si è celebrato nella forma del giudizio abbreviato condizionato con l’acquisizione di atti e documenti prodotti dalla difesa di C.D.S., gli avvocati Roberto Verdecchia e Antonio Milo.
Il Pubblico Ministero, Andrea Padalino, a fine della sua requisitoria celebratasi davanti il Gip del Tribunale di Avezzano, Maria Proia, ha avanzato la richiesta di anni quattro di reclusione e di 18 mila euro di multa, riconoscendo la riduzione prevista dal giudizio abbreviato.
Dopo una lunghissima camera di consiglio, il Gip titolare del procedimento, nella tarda serata, ha inteso pronunciare la sentenza di condanna a tre anni e quattro mesi di reclusione e 12 mila euro di multa, sentenza che sarà oggetto di appello da parte della difesa.
Per fatti diversi commessi ai danni di altre tre persone, l’imputato, lo scorso 20 gennaio, ha ricevuto una ordinanza di custodia cautelare in carcere per episodi commessi nel medesimo arco temporale che consentivano a questi il presunto illecito guadagno non solo della restituzione della sorte capitale oggetto di prestazione economica, ma anche e soprattutto interessi a dire dell’accusa erano superiori alla soglia legale.